il presepe napoletano

Il presepe

Il presepe a Sorrento

Tra i presepi che si possono ammirare in tutta la Penisola Sorrentina, quello della Basilica di Sant’Antonino a Sorrento, merita, sicuramente, un posto di riguardo, sia per la sua bellezza, sia per la storia, per certi versi rocambolesca, che lo accompagna.
Considerato come un vero gioiello dell’arte presepiale napoletana, questo presepe, è stato denominato "il piccolo Sammartino" per analogia a quello più noto custodito a Napoli.
Il paragone, però, ha un valore solo simbolico, dal momento che esso presenta delle caratteristiche tali da renderlo unico.
Il presepe ed i pastori esposti stabilmente presso la Basilica di Sant’ Antonino a Sorrento offrono un'idea così completa del fasto e della magnificenza del presepe settecentesco napoletano, che ogni paragone può essere considerato inopportuno.
Il visitatore si trova come per incanto immerso in aspetti, modi e gusti di vita quotidiana arcaica e serena della Sorrento gentile del Settecento, tanto decantata dai suoi visitatori.
Vi si scorge con facilità la miseria e l'agiatezza, il modo di vestire dei popolani e dei commercianti, degli artigiani e dei nobili in contrasto con l'umiltà dei poveri pastori.
La mente ritorna ai tempi passati, quando il ciclo della giornata era scandito dai rintocchi della campana e trascorreva semplice e felice in una cittadina operosa e quieta che si era sempre mantenuta lontana dal tumulto caotico delle grandi città.
In primo piano l'immancabile oste, che offre alla vista di tutti i passanti la sua cucina, ricca di carni, pesci, verdure e frutta; le donne nelle case occupate nei loro lavori familiari; le persone a tavola ; l'innamorato intento a corteggiare la sua bella.
La bella e procace torronaia che offre ai passanti i suoi dolci a base di miele: sono torroni, marzapane, sosamielli e roccocò, lunghe collane di nocelle abbrustolite o "castagne del monaco", il tutto posto in bell'evidenzia sulla "bancarella" ricoperta dal tradizionale lenzuolo bianco come ancora oggi possiamo ammirare in qualche festa paesana.
Ma ciò che colpisce la fantasia di tutti è corteo dei re Magi che emerge al centro di tutta questa folla: scintillanti d'oro e d'argento nelle loro ricche vesti, avanzano con il lungo seguito di dignitari, armigeri, schiavi ed odalische, negri, mongoli, asiatici ed orientali con i loro ricchi doni.
Al centro della scena, tra grandiosi ruderi di un tempio pagano, simbolo della caduta del paganesimo e della nascita del Cristianesimo, si ammira la mistica ed umile scena della Natività del Salvatore, adorato amorevolmente da Maria e Giuseppe.
Come già detto, il paesaggio dello "scoglio" è interamente di sughero lavorato, e riproduce molti punti caratteristici di Sorrento antica.

il piccolo Sammartino

La storia del presepe della Basilica di Sant’ Antonino a Sorrento è particolarmente avvincente perché per certi versi triste, ma per molti altri anche bella e rocambolesca.
Conosciuto in tutto il mondo per la sua bellezza e per l’importanza dei suoi pastori, proprio questo presepe nel periodo che seguì il terremoto del 1980, fu oggetto di un clamoroso furto.
Nella notte tra il 28 e 29 gennaio 1983, infatti, alcuni ladri dimostrarono di essere dei veri e propri acrobati, ma anche di avere studiato nei minimi particolari il colpo.
In una sola notte – approfittando anche di un violentissimo temporale – i ladri non solo riuscirono ad impossessarsi di tutti i preziosi pastori con relativi accessori, ma anche a mettere a segno il più grave furto che si sia registrato nella storia religiosa ed artistica di Sorrento.
Oggi il presepe di Sant'Antonino è nuovamente risorto, ricco della variopinta folla dei suoi personaggi, anche se non sono preziosi come quelli trafugati. Chiunque visita oggi tale opera resta letteralmente impressionato dalla gran massa dei personaggi che si affollano intorno al mistero della Natività del Redentore”. Al punto che “Il ricostruito presepe di Sant'Antonino rappresenta un modestissimo atto d'amore riparatore che è stato possibile realizzare grazie alla sensibile generosità di alcuni sorrentini che, privandosi di pastori di un certo valore, a cui erano molto affezionati, hanno permesso di ridonare l'antico splendore al "Piccolo Sammartino" della Basilica dell'amato Patrono”.

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